Education

L’Alto Adige è il paese delle meraviglie per gli insegnanti?

Petition is directed to
Al presidente della giunta provinciale Arno Kompatscher, all' assessore alla cultura Giuliano Vettorato, al sovrintendente scolastico Vicenzo Gullotta
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  1. Launched 03/07/2020
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Petizione per l’eliminazione di una disparità

Vogliamo aprire le trattative per un nuovo contratto di lavoro

Con il passaggio, nel 1998, della scuola statale e del personale insegnante alla Provincia l’Alto Adige ha ottenuto la possibilità di impostare lo sviluppo della scuola e della politica educativa secondo le esigenze particolari di una provincia trilingue. Per le/gli insegnanti ciò ha significato un carico ulteriore, con notevoli prestazioni aggiuntive sotto forma di ore di lezione e altri obblighi professionali, che vengono riconosciuti dalla cosiddetta indennità provinciale. A suo tempo lo stipendio mensile di un insegnante con dieci anni di servizio (da settembre a giugno) ammontava a circa 1700 euro e raggiungeva circa 5500 euro (calcolando gli anni di servizio e la carriera professionale) con 40 anni di servizio. Però da allora nell’indennità provinciale il passaggio alla quarta o quinta fascia stipendiale, con relativo sviluppo della carriera, è bloccato. Mentre gli insegnanti delle fasce stipendiali superiori nel frattempo sono andati in pensione, al giorno d’oggi gli insegnanti vicini al termine di un’attività professionale di 40 anni percepiscono appena 2500 euro. Inoltre gli scatti stipendiali statali sono sospesi, cioè interrotti, dal 2012 (governo Monti). Molti „giovani insegnanti“ a suo tempo si sono fatti convincere, grazie all’indennità provinciale, a „passare sotto la Provincia“, contando di ottenere, anche in seguito, un trattamento equo per quanto riguardava la politica stipendiale ed educativa. Ma questo non è assolutamente avvenuto.

Rispetto al consueto riconoscimento dell’esperienza professionale accordato, tramite l’aumento di stipendio, a tutti i gruppi ed ambiti professionali, il personale insegnante statale in Alto Adige è svantaggiato sotto molti aspetti. Quindi il passaggio alla Provincia si è rivelato svantaggioso dal punto di vista giuridico e professionale. Questo a causa del mancato riconoscimento delle numerose attività aggiuntive e dell’impegno in continuo aumento, negli ultimi dieci anni, per il personale insegnante a favore di uno sviluppo scolastico aggiornato, nonché a causa del mancato adeguamento degli stipendi dei docenti al costo della vita in Alto Adige. A ciò si aggiunga che da anni in Alto Adige sono solo gli insegnanti, grazie ai propri dispositivi mediali e digitali privati, per i quali non ottengono alcun tipo di finanziamento, a rendere possibile la digitalizzazione della scuola e, nella situazione attuale, anche il buon funzionamento della didattica a distanza.

Assolutamente inaccettabile è infine la situazione stipendiale del personale che lavora nelle strutture educative e formative statali rispetto a quella del personale che lavora nelle strutture provinciali. Qui c’è una tale discrepanza tra lo stipendio degli „insegnanti statali“ e quello degli „insegnanti provinciali“ che si deve parlare di una pesante discriminazione, con conseguenze rilevanti sul reddito e soprattutto sulla pensione e sulla liquidazione.

Le nostre richieste

  1. La prima richiesta riguarda un adeguamento degli stipendi ad uno standard accademico, dall’inizio della carriera fino al termine dopo 40 anni di servizio, con un aumento progressivo di 800 euro netti al mese, per colmare, dopo una stasi di 15 anni, una lacuna reale nello stipendio e ripristinare una corretta progressione degli stipendi conforme allo sviluppo della carriera.

  2. Agli insegnanti va risarcita retroattivamente, con un importo forfettario, la dotazione personale di media digitali, così come spetta dal 2015 ai docenti nelle scuole „di tipo statale“ secondo la misura stabilita dal governo Renzi con la „carta del docente“, che prevede 500 euro all’anno. È vergognoso e irritante che l’Assessore provinciale Philipp Achammer privi la scuola e i docenti dell’Alto Adige di ciò che gli insegnanti dello Stato italiano hanno percepito dal 2015, cioè 2500 euro.

  3. In base ad un’analisi approfondita esigiamo l’equiparazione giuridica ed economica del personale insegnante delle scuole statali primarie, medie e superiori al personale attivo nel servizio provinciale. Qui vanno garantiti anche gli scatti biennali, così come le posizioni della liquidazione e della pensione (TFS, TFR).

  4. L’indennità di bilinguismo secondo il Patentino A, valida per la scuola media e superiore, viene corrisposta solo per la metà rispetto ad altre categorie professionali. Nonostante la scuola, a causa della complessità sociale e culturale, lavori in misura sempre crescente con situazioni di apprendimento bilingui e trilingui, questi carichi non vengono considerati nello schema stipendiale. Noi esigiamo pertanto l’adeguamento dell’indennità di bilinguismo del personale insegnante agli stessi importi percepiti dal personale in altre categorie.

  5. La possibilità di accedere anticipatamente alla liquidazione (TFS, TFR) è vietata al personale insegnante statale. Anche qui esigiamo un’equiparazione.

Reason

L’Alto Adige è il paese delle meraviglie per gli insegnanti?

Vediamo

Al luogo comune, spesso evocato, dell’Alto Adige come il luogo ideale in cui vivere in Europa, al vertice qualitativo dal punto di vista economico, fa fronte una realtà sociale molto meno ambiziosa. La configurazione etnica della provincia, con la presenza, le une accanto agli altri, di lingue, culture, contesti sociali diversi e i contrasti tra città e provincia, viene tenuta in scarsa considerazione. Questo lo si nota nell’ambito della scuola e della formazione professionale, che, nonostante dispongano di una propria amministrazione e autonomia, sentono la mancanza di una politica educativa orientata al futuro e basata sulle esperienze empiriche dei docenti. Molte cose sembrano inoltre solo una brutta copia del centralismo romano.

Da un lato quindi investimenti copiosi in edilizia scolastica e rappresentazione mediatica, dall’altro però regolamentazione della pedagogia e neanche un euro in più per il riconoscimento professionale e pubblico delle professioni docenti. E la rivoluzione educativa digitale che ha fatto irruzione così pesantemente minaccia sempre di più lo sviluppo mentale, culturale e sociale dei giovani, destinati a essere formati in base alle leggi del mercato del lavoro, ottimizzando il più possibile costi e tempo. Il punto culminante finora è rappresentato dalla compromissione dell‘istituzione scuola con le attuali prescrizioni ministeriali e l’adeguamento regionale della valutazione finale in pagella da parte delle intendenze scolastiche. Le prescrizioni ufficiali non solo minano così l’allineamento dei compiti educativi ai curricoli scolastici e all’apprendimento orientato alle competenze, ma mediante l’attuale caos valutativo ogni obiettivo di apprendimento diventa un oggetto che può essere aggirato con una bassa soglia di frustrazione.

Già anni fa John Hattie mostrava quale fosse il prezzo di una pedagogia basata in primo luogo sui media e ipernormata, vale a dire la perdita di autorità degli insegnanti, la spersonalizzazione dello studio, la rinuncia alla fatica e all’esercizio nello studio e un calo enorme delle competenze e delle prestazioni. E il risultato è un sistema scolastico che – invece di avvalersi delle autorità veramente competenti – soggiace alla dittatura del PISA e dell’INVALSI e non è in grado di interessarsi agli effettivi processi di apprendimento e di formazione.

In seguito alle mutate richieste rivolte agli insegnanti e all’egemonia dei pianificatori educativi si diffondono nella nostra provincia rassegnazione ed amarezza. Dalla retorica ufficiale traspare sempre più la scarsa considerazione della categoria degli insegnanti, che dai media, in modo ben poco appropriato, viene chiamata „la scuola“. Questo è però appunto l’obiettivo di questa iniziativa.

Quello che sfugge

Il quadro professionale delle e degli insegnanti e la nostra etica ci obbligano ad un incarico impegnativo al servizio della società. Per questo giustamente siamo esposti all’osservazione e alla valutazione critica pubblica, i cui risultati, però, non di rado sono positivi. Dopo le esperienze con lo stato di emergenza dovuto al Coronavirus da molte parti si è dovuto ammettere che l’istituzione scuola e gli insegnanti dell’Alto Adige sono stati e sono ampiamente all’altezza di questa sfida improvvisa ed eccezionale.

Tuttavia il linguaggio della politica scolastica e della Direzione scolastica provinciale suona troppo spesso come una retorica a buon mercato e una minimizzazione. Da anni si rimanda un equo riconoscimento e una ricompensa materiale delle prestazioni degli insegnanti, si rimandano continuamente le trattative per il contratto collettivo degli insegnanti, mentre la maggior parte delle altre categorie professionali, in particolare quelle dei dirigenti politici e amministrativi, hanno ottenuto ragguardevoli adeguamenti di stipendi e pagamenti supplementari. L’equilibrio sociale e fondato sul merito tra prestazioni e compensi è la base di una società civile. Ma proprio qui sfugge qualcosa. Sotto la pressione della politica di bilancio e del risparmio fiscale ha luogo una precarizzazione del lavoro culturale e sociale, e noi dobbiamo assistere ad una svalutazione del lavoro educativo, senza che abbia luogo una discussione di spessore all’interno della società.

Noi chiediamo quindi alla Giunta provinciale di farsi carico di un riconoscimento delle prestazioni sociali comparabili. Contestiamo la delega di complessi compiti sociali alla scuola, senza che essa entri a far parte di un’equa distribuzione del benessere materiale.

Giugno 2020 Per la „LehrerInneninitiative Südtirol“: Josef Klammer, Markus Klammer, Siegfried Klammer, Florian Leimgruber, Armin Monsorno, Monika Niederwieser, Josef Oberhollenzer, Konrad Steger, Anny Tauber. Traduzione Silva Manzardo

Thank you for your support, Markus Klammer from Bozen
Question to the initiator

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Why people sign

  • Paolo Segato , Bolzano

    9 days ago

    L'indennità provinciale ha comportato un aumento del lavoro assolutamente sproporzionato e non compensato dall'aumento stipendiale corrisposto. Il mancato riconoscimento dei 500 euro annuali per l'aggiornamento costituisce a mio avviso un sopruso assolutamente ingiustificato che non viene compensato dei pochi corsi di aggiornamento proposti peraltro di scarsa qualità e spesso male organizzati.

  • on 20 Jul 2020

    Concordo con le motivazioni

  • on 16 Jul 2020

    Ringrazio i colleghi che hanno avuto il coraggio di mettere insieme tutto il disagio nel vivere la scuola altoatesina che ormai è diventato dilagante. Penso ciò che è stato scritto da almeno 10 anni, ho chiamato spesso i sindacati per manifestare la mia protesta, ma mai ho visto passi in avanti. Nella scuola, con tutto il disagio sociale e i ragazzi sempre meno abili e abbandonati a se stessi, se si vuol lavorare bene bisogna fare molto volontariato. Tutto questo per i nostri politici non ha un valore economico, cominciassero a rimborsarci dei 500 euro derubati a chi è interessato ad aggiornarsi e comprare libri e materiale per ottimizzare la propria didattica. Sarebbe almeno un gesto di interesse e valorizzazione per il nostro lavoro educativo e didattico verso ragazzi e famiglie.

  • Anania Liliana Caltanissetta

    on 16 Jul 2020

    Penso che tre anni di insegnamento il docente meriti l'abilitazione per il lavoro svolto e l'esperienza acquisita

  • Emilio Vaccaro Caltanissetta

    on 16 Jul 2020

    Per Valorizzare Lo Sforzo Del Lavoro Compiuto

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